domenica, 09 dicembre 2007
 

 

 

     I

LA NOTTE 

 

1. Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su

la pianura sterminata nell'Agosto torrido, con il lontano

refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enorme-

mente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazio-

ni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla

riva: tra il barbaglio lontano di un canneto lontane forme

ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un

vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le zingare e

un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona

e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.

 

Da: http://weblinux.ala.it/ryodolinux/dinocampana/public/idlu_1/idla_1/ida_25.html

Come si insegue un sogno

(Emozione intensa, intima, difficile da raccontare, da spiegare.

Immagini e ricordi lontani, persi, sfumati, paesaggi antichi, lacrime e sogni)

postato da: tino2007 alle ore 06:59 | Permalink | commenti (13)
categoria:dino campana
sabato, 08 dicembre 2007

La cattolica Binetti ha votato contro il governo Prodi. Ok. Ma perchè visto che lei fà parte della maggioranza di governo? E quindi per quale grave motivo, fondamentale per il paese, lei rischia di far cadere il governo, la sua maggioranza? 

La Binetti ha negato la fiducia perchè il decreto del governo faceva riferimento a un articolo del Trattato di Amsterdam, contro le discriminazioni,  che è inaccettabile per la sua coscienza. Già, e io mi domando perchè ?

Così recita l'articolo del trattato di Amsterdam: "Fatte salve le altre disposizioni del presente trattato e nell'ambito delle competenze da esso conferite alla Comunità, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.»

Io deduco che la Signora sia a favore delle discriminazioni delle persone in base al sesso, alla razza o origine etnica, alla religione, alle convinzioni personali, agli handicap, all'età o alla tendenze sessuali.

E mi domando quanto conto ancora il vaticano nelle scelte dello stato italiano.

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/<B>La Binetti contro il trattato di Amsterdam<br>"Certi temi non sono da emendamento"</B><br>

Paola Binetti

ROMA - "I temi che riguardano i valori, la
visione della famiglia richiedono un approfondimento. Sono temi su cui il Paese è diviso perlomeno a metà. Non possono passare con un emendamento e la fiducia. Non sono possibili scorciatoie". Così, la senatrice teodem Paola Binetti ha spiegato il suo "no" alla fiducia al governo Prodi, il primo da lei mai pronunciato in Parlamento contro la sua maggioranza, che ha portato l'esecutivo sull'orlo del baratro.

I "temi" che hanno portato Paola Binetti a una decisione tanto grave, erano rappresentati, nel maxiemendamento sulla sicurezza, da un riferimento all'articolo 13 del trattato di Amsterdam, un "innocente" documento europeo che stabilisce, tra l'altro, princìpi universalmente condivisi contro le discriminazioni per sesso e religione. La sinistra di governo (Prc e futura "Cosa rossa") ha fatto di tutto per inserirlo nel testo sulla sicurezza nel quale, a dirla tutta, aveva forse poco senso.

Si tratta di norme anti-razzismo (con la previsione di condanne alla reclusione fino a tre anni) per combattere discriminazioni "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".

Il riferimento che si decide alla fine di inserire nel testo, dopo estenuanti trattative e su proposta del presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sd), è quello, appunto, "all'articolo 13 del trattato di Amsterdam", che dà agli Stati comunitari la possibilità di prendere "i provvedimenti opportuni" per combattere tali discriminazioni. ...
(continua da: http://www.repubblica.it)

postato da: tino2007 alle ore 19:43 | Permalink | commenti (2)
categoria:democrazia
sabato, 08 dicembre 2007

Vedo sempre di più crescere dappertutto l'intolleranza e il razzismo. Verso chi non si conosce, verso l'altro, verso il diverso. Sempre più rabbia ed egoismo. Dalle dichiarazioni della lega, dai suoi leader ai consiglieri; evidentemnte  per loro Treviso è una scuola, un modello, un esempio. E via dietro gli altri primi cittadini, via con le ordinanze di sgombero, di pulizia, di ordine. E' come un'onda che si propopaga. Da lì arriva dappertutto alla gggggente comune. O dà li ritorna. E fà leva sui nostri piccoli egoismi quotidiani, sul mondo che ognuno si porta dentro e conserva.  E poi si aggiungono tanti altri episodi di intolleranza, tanti. Vergognosi.

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«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.

 
A dare il "la" all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».

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postato da: tino2007 alle ore 18:26 | Permalink | commenti (3)
categoria:democrazia
sabato, 08 dicembre 2007

Ormai da un pò di tempo si parla dei danni dell'inquinamento, del protocollo di Kioto, di consumo sostenibile, di ridurre le emissioni... Ma in pratica che succede in Italia? Come si muove il governo? Stiamo finalmente voltando pagina, e andando verso un consumo sotenibile, verso una politica rispettosa dell'ambiente? Ci proviamo almeno? Ho qualche dubbio.

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WWF: L’ITALIA IMMOBILE NELLA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Uno stallo nelle politiche energetiche la causa della bocciatura nel rapporto "2008 Climate Change Performance Index", presentato oggi a Bali.

L’Italia è al 41° posto sui 56 responsabili del 90% del Co2

I dati del rapporto, diffuso oggi a Bali ed elaborato dal Germanwatch e CAN Europe, sono inequivocabili. L’Italia ha pessimi voti nella lotta ai cambiamenti su tutti e tre gli indicatori: gli attuali livelli di emissione, i trend di emissione, e le politiche climatiche, e questo la colloca nei cattivi della classe. Paesi con livelli di emissione più elevati hanno superato il nostro paese nella classifica perché hanno dimostrato la capacità di metter in campo politiche in grado di modificare i trend di emissione mostrando una via percorribile per gli obiettivi di abbattimento delle emissioni.

Il nostro paese è rimasto immobile.

"Nessuno stupore e nuovamente solo rammarico nel valutare la brutta figura del nostro Paese di fronte alla comunità internazionale – commenta Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia - Tra i maggiori responsabili dell’inquinamento da gas serra nel Pianeta, l’Italia ha ripetutamente nascosto le proprie responsabilità ora scaricandole su altri paesi europei, accusando Germania e Gran Bretagna di essere i grandi inquinatori, ora sui paesi in via di sviluppo addossando responsabilità ad India e Cina"

A bocciare l’Italia è il triste connubio di trend di emissione crescente (abbiamo aumentato le nostre emissioni del 13% rispetto al 1990 anziché ridurle del 6,5%) e mancanza di politiche e strumenti incisivi, coerenti e continuativi per contenere le emissioni di CO2 provenienti dai settori energetici. La mancanza di una politica energetica nazionale ci impedisce di essere coerenti con le disposizioni del protocollo di Kyoto: lo chiede l’Europa, lo chiedono le Nazioni unite ed il WWF da anni sottolinea lo stallo del paese nell’incapacità di esprimere politiche coerenti e di lungo periodo per ridurre le emissioni :

Nel settore industriale, più che sfruttare Kyoto come opportunità di innovazione ed investimento, l’Italia ha fatto di tutto per eludere la direttiva europea sull’emission trading, nascondendo le emissioni degli impianti CIP6 e promuovendo di fatto nuovi impianti a carbone di Enel, scaricando i relativi costi sui consumatori senza ridurre le emissioni climalteranti

Nel settore dei trasporti l’Italia continua a risultare il paese con la maggiore concentrazione di automobili per abitante e persevera nella schiacciante preferenza per il trasporto su gomma. Non esiste alcuna politica per ridurre i consumi e le emissioni nel settore dei trasporti. Per anni l’Italia ha mascherato gli incentivi alla rottamazione delle auto come politiche per il clima. In realtà ha speso risorse pubbliche per aumentare le emissioni di CO2 anziché il contrario.

Nel settore dei consumi civili, le buone ma timide incentivazioni concesse con la Finanziaria dello scorso anno, non sono state sufficienti a ribaltare abitudini e sprechi condizionati da distorsioni nella fiscalità, deregolamentazione e mancanza di controlli nell’edilizia, rifiuto di proteggere il consumatore ed il clima introducendo standard minimi di qualità ed efficienza sui prodotti energetici.

"Eppure le informazioni, i dati e le soluzioni tecnologiche non mancano, e non ci vuole molto per invertire le rotta. Quest’anno lo hanno dimostrato proprio Cina e India che stanno progressivamente inglobando le politiche per Kyoto come opportunità di crescita. – conclude Candotti - Attendiamo segnali positivi dal Governo e per l’anno prossimo vorremmo vedere una politica energetica decisa e lungimirante, in sintonia con i segnali di stress che il Pianeta e l’umanità ci inviano quotidianamente".

Roma, 7 dicembre 2007

postato da: tino2007 alle ore 17:57 | Permalink | commenti
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sabato, 08 dicembre 2007


 E' sempre più imbarazzante il silenzio del governo sulla visita del Dalai Lama. Mentre è sconcertante il rifiuto di Joseph Ratzinger di ricevere il leader tibetano.

Ed è facile intuire i motivi: la Cina, il suo mercato fà gola,  sono milioni di possibili compratori acquirenti, soldi, valuta,.. E allora? Sacrifichiamo tutto di fronte al mercato. Ormai penso che il dio che ci comanda e guida le nostra azioni è il mercato. Che tristezza. 

E il nostro caro  Ratzinger ? Evidentemente penserà alla chiesa cinese,  al suo riconoiscimento da parte della cina, forse qualcosa avrà già ottenuto. Non so. Ma comunque io mi aspettavo che un papa accogliesse a braccia aperte il Dalai Lama, per quello che rappresenta, per la sua figura di  pace, di esule. Ma invece mi sbaglio. Evidentemente i diritti umani, ed un popolo di cui è portavoce finiscono sempre in secondo piano. Quando  ero piccolo una battuta che avrebbe calzato a pennello era: non c'è più religione.

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Una santità (evidentemente) ci basta

Sua Santità il Dalai Lama non ha potuto incontrare altra Santità. Dovrà accontentarsi di chi così non è... ufficialmente chiamato
7 dicembre 2007 - Nadia Redoglia

preghiera birmana Si chiama Tenzin Gyatso il XIV Dalai Lama, nobel per la pace. L'Italia l'ha insignito della laurea honoris causa in biologia per il suo impegno nelle discipline neurobiologiche. Dal resto del mondo ha ricevuto le massime onorificenze essendo riconosciuto come il più grande esponente vivente del pacifismo e della nonviolenza. La Cina non la pensa così, anzi lo ritiene uno dei primi nemici del popolo. Data la notoria posizione della Cina in fatto di diritti umani ci sembra coerente. Pene capitali, torture, vessazioni, rapimenti, carceri e censure.

È stata comunque onorata di essere padrona di casa olimpica, notorio simbolo di pace e perciò si dà un gran daffare, compreso lo sfruttamento di piccoli cinesini all'opera. Riterrà così di essere riscattata da tutte le brutte cose che si dicono di lei...Si era parlato di mettere in atto una specie di (sano) boicottaggio, ma a giudicare dall'assalto agli accreditamenti della stampa mondiale per essere lì nel 2008, dubitiamo sulla buona riuscita. Pecunia, yen compreso, non olet... Ciò che invece olezza è l'aria che si sta respirando nel nostro Paese riguardo all'accoglienza di sua santità portatore di pace.

Egli non avrà accoglienza ufficiale dal Governo. Gli riserveranno ufficialità in tal senso solo alla Camera il cui presidente Bertinotti ha messo a disposizione la Sala della Lupa.

Non riceverà accoglienza ufficiale (né privata, a differenza dell'anno scorso) neppure da sua santità Benedetto XVI.

E pensare che il capo dell'esecutivo dell'amministrazione tibetana, anch'essa in esilio in India, al primi di novembre si dichiarava felice dell'incontro dei due rappresentanti spirituali perché questo sarebbe stato speciale e significativo. Speciale e significativo, ahinoi, risulta dunque il rifiuto che dimostra quanto la Cina (ci) è più vicina che mai... Ha chiesto al Capo della Chiesa e all'Italia di non ricevere il religioso tibetano che altrimenti ci sarebbero state ripercussioni diplomatiche e gli italiani con il papa hanno chinato il capo, obbedendo alle pressioni di Pechino. Intervistiamo Bruno Mellano deputato radicale della Rosa nel Pugno e coordinatore dell'intergruppo parlamentare per il Tibet che si è prodigato non poco a che il Dalai Lama fosse ricevuto degnamente dal Paese.

Ci dice: "Abbiamo sottoscritto una petizione cui hanno aderito 290 deputati affinché potesse parlare nell'aula della Camera come consentito ad altri capi di stato. Ci è stato risposto che questa avrebbe rappresentato l'ufficialità di un dibattito istituzionale, meglio sarebbe stato limitarsi, nell'ambito dell'ufficialità, all'accoglienza onorandolo della sala più importante di Montecitorio. Siamo soddisfatti della soluzione di Bertinotti, si rispetta quanto meno l'ufficialità parlamentare tenuto conto della presenza di molti senatori e presidenti di commissioni. Certo è che l'imbarazzo pesa notevolmente perché l'Italia ha rifiutato un portatore di pace mondiale, sottostando ai voleri della Cina, paese tra i primi a disconoscere i diritti umani. Il presidente Prodi avrebbe dovuto comportarsi come il cancelliere Merkel che ha risposto picche alle pressioni cinesi, così come l'Austria, gli Usa e il Canada. (che hanno supportato si le ripercussioni ndr). Cedendo a queste pressioni, cosa saremo disposti a cedere in futuro?"

Ci rivolgiamo anche a Tenzin Thupten, presidente della comunità tibetana in Italia. Ci risponde: -"Innanzi tutto provo profonda tristezza. Noi sappiamo che moltissimi cittadini italiani sarebbero stati onorati e orgogliosi di ricevere ufficialmente il Dalai Lama, perché in lui identificano il simbolo della spiritualità, il portatore universale di pace e tolleranza, quella pace che viene invocata quotidianamente."

D. "Perché, secondo lei, il nostro Paese ha preferito scegliere nel senso opposto alle vostre aspettative?"

R. "Probabilmente perché non ha avuto quel coraggio necessario ad andare oltre ai meri rapporti diplomatici e dunque economici. Il cammino di sua santità è fatto da valori indipendenti da qualunque status, religione, potere. Incontrarlo su quel cammino è simbolo di fratellanza e libertà, non appoggiare questo arretra i valori e non prende cura del loro destino futuro. L'indice del valore politico è subordinato all'indice del valore umano

D. "Un altro uomo fu simbolo di pace e libertà, un uomo che ha saputo dimostrare come e quanto la nonviolenza superi qualunque strategia bellica. Per lei aver rifiutato il Dalai Lama è come se fosse stato rifiutato Ghandi?"

R . "Si, entrambi dividono lo stesso cammino, anche se in tempi differenti, ma la loro spiritualità è uguale: profonda condivisione nell'essere sempre dalla parte di chi soffre, portare avanti l'amore e la compassione"

D. "Per quanto riguarda il rifiuto del pontefice?"

R. "L'incontro con il papa avrebbe avuto rilevanza non indifferente in quanto Benedetto XVI è uno dei più importanti capi religiosi al mondo, il rispetto del Dalai Lama per tutti i leader religiosi è immenso e la chiesa cattolica parla da sempre a favore della libertà religiosa e dei diritti umani..."

Che profumo avrà l'odor di santità?

da: http://www.peacelink.it/pace/a/24356.html

 

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categoria:democrazia
sabato, 10 novembre 2007

Verità sull’uccisione in carcere di Aldo Bianzino.  Manifestazione nazionale a Perugia sabato 10 novembre 2007 

Aldo Branzino, un falegname che non fa politica, 44 anni, viene trovato morto domenica 14 ottobre, nella sua cella di isolamento all’interno del carcere di Capanne a Perugia;
- Aldo viene arrestato venerdì 12 ottobre a Pietralunga, nella sua casa di campagna vicino Città di Castello, per coltivazione e detenzione di canapa indiana e trasferito nella stessa giornata al carcere di Capanne a Perugia, dove deve restare in isolamento almeno fino a lunedì 15 ottobre, quando incontrerà il giudice titolare dell’inchiesta;
- sabato 13 ottobre alle ore 14 il legale d’ufficio incontra Aldo e riferisce alla moglie di averlo trovato in buona salute;
- domenica 14 ottobre, al mattino, la famiglia viene informata che Aldo è morto;
- subito viene diffusa la notizia (vi è un primo referto medico redatto dal personale del carcere?) che Aldo sarebbe morto per malattie cardiache e non presenterebbe segni esterni di violenza;
- conoscendo Aldo come persona sana, la famiglia non ci crede e chiede l’autopsia;
- l’autopsia viene affidata al dott. Lalli, un medico legale noto per essere eticamente irreprensibile e dal cui esame risulta che Aldo è morto per cause non accidentali e che il suo cadavere presenta chiari segni di lesioni traumatiche: 4 ematomi cerebrali, fegato e milza rotte, 2 costole fratturate.
- il giudice Petrazzini (lo stesso che aveva condotto l’inchiesta sulla coltivazione e detenzione di canapa indiana) apre formalmente una indagine per omicidio volontario.
Articolo tratto da: http://www.pane-rose.it/ 

Ecco, ancora una  notizia che fà chiedere ancora perchè?  Chi è stato ad ucciderlo a forza di botte da spaccargli la milza nel carcere, in una cella di isolamento? Perchè hanno parlato di infarto? E perchè solo in seguito all'autopsia si è saputo che è stato ucciso? Perchè i secondini, i poliziotti  lo hanno ucciso? Si  saprà mai chi è stato ?  Ma sopratutto è lecito in una democrazia che ci siano  casi di pestaggi, di violenza, di repressione,  di uccisione da parte delle forze dell'ordine ? Purtroppo la lista di pestaggi , violenza da parte dei tutori della giustizia sarebbe lunghissima, triste e dolorosa. E sopratutto ricoperta di fango per chi compie questi atti in divisa, per chi  li copre e li  difende, sempre e comunque. Vergogna per chi copre questi crimini, ancora più odiosi perchè sono compiuti da chi dovrebbe tutelare e proteggere, invece colpisce spesso persone inermi,  e copre e difende la corporazione. Quanti lutti  sempre coperti o nascosti o difesi da altri tutori dell'ordine? Ricordo a Pisa  la morte di Franco Serantini avvenuta nel carcere del Don Bosco la mattina del 9 maggio 1972, quella  nel luglio del 2003 di  Marcello Lonzi ucciso alle sughere a Livorno,  mentre Federico Aldovrandi aveva 17 anni il 25 settembre 2005 quando venne massacrato da 4 poliziotti che lo avevano fermato a Ferrara.   Il gup di Ferrara ha rinviato a giudizio  i quattro agenti della polizia di Stato  accusati di omicidio colposo solo grazie all'intervento ed alle battaglie dei genitori, al blog aperto dalla madre che fece riaprire l'inchiesta. Federico  era stato dato per morto per cause naturali.

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Riporto sempre dal sito http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o10283 la lettera di un'amica di Aldo, molto intensa, lucida e dolorosa.

Aldo era mio amico

Mi ha colpito molto l'analisi puntuale della situazione generale in Italia perchè mi ha dato un quadro in cui la morte di un amico a mano dello stato assume un carattere di logica e ragionevolezza: allora c'è un motivo per cui proprio Aldo è morto:

E' infatti da alcuni anni che frequento, in occasione i tutte le vacanze scolastiche (sono un'insegnante elementare ed ho due figlie che sono come sorelle per Rudra Bianzino) e da tempo lo ripeto ai miei amici che vivono in quelle splendide colline che in questa zona l'apparato dello stato è più repressivo e presente che dove vivo io in provincia di Venezia.

E' proprio l'isolamento geografico ciò che permette la repressione individuale di comportamenti difformi dalla "normalità" avvenga senza troppa pubblicità:

E' questo che devono aver sperato accanendosi contro un uomo in ciabattine, con gli occhi dolci e che non aveva nessuna ragione per dare in escandescenze visto che aveva la sicurezza di essere presto scarcerato data la sua ammissione di responsabilità nel delitto di coltivazione e detenzione di marijuana per uso personale (delitto che non prevede l'arresto dato che ne mancano i presupposti giuridici).

Hanno creduto che all'isolamento geografico corrispondesse un isolamento sociale che invece non esiste dato che la rete di soggetti di cui facciamo parte ha un senso della solidarietà e una capacita di analisi e lotta antagonista che in fatti come questi riemerge con tutta la sua forza.

Dopo la morte di Aldo ci sono stati alcuni episodi che danno l'idea di come vogliano intimidire gli amici di Aldo e della sua famiglia: a casa di un'amica che vive tra Pietralunga e Umbertide la guardia forestale ha cercato di farsi dare le chiavi dalla proprietaria per perquisire in assenza dell'inquilina e in un secondo momento le ha chiesto di avvisare i carabinieri nel caso ospitasse altre persone; sotto casa di Daniela i Carabinieri hanno fatto un posto di blocco fermando e identificando tutti quelli che ci passavano venerdi pomeriggio; anche vicino alla casa di un'altra amica in un frazione vicino lo stesso è successo venerdi mattina.

Questi controlli che potrebbero sembrare di normale amministrazione in realtà appaiono sotto una diversa luce se si pensa che si effettuano su strade sterrate che portano esclusivamente o quasi a casa di amici di Aldo che si stanno muovendo per far luce sulla sua morte.

Per quanto riguarda i tentativi di depistaggio messi in atto dal pm Petrazzini c'è da tener presente che nè i legali di Roberta ne quelli della ex moglie erano stati convocati nel confronto che si terrà lunedì 5 tra le guardie carcerarie indagate per omesso soccorso e i detenuti che li accusano;

in secondo luogo è stato dato alla ex moglie il nullaosta per il ritiro della salma di Aldino proprio in coincidenza con il ponte sperando che l'assenza del personale che appoggia gli avvocati e chissà qualche problema di comunicazione tra i familiari che difendono a diverso titolo Aldo avrebbero portato ad un veloce funerale impedendo così al medico legale nominato dall'avv. di Roberta visionasse il corpo cosa che non è stata ancora possibile.

C'è poi da sottolineare che nonostante l'assassino o gli assassini faccia evidentemente parte dell'apparato di gestione del carcere di Capanne non ci sono ancora indagati per l'omicidio e non è ancora indagato il maggior responsabile della struttura, il Direttore Giacobbe Pantaleoni.

Anche alcune notizie apparse sui giornali mi puzano di tentativo di deviare le indagini: nel giornale di venerdi ho letto che un detenuto avrebbe dichiarato di aver visto Aldo nudo alle 7 del mattino seduto sul letto: a me sembra che aver filtrato questo specifico dettaglio potrebbe far pensare che si voglia escludere dalla responsabilità della morte tutto il personale che era presente nel carcere durante la notte.

Ne basta e ne avanza per mantenere alta la guardia e per farci chiedere di appoggiare, anche economicamente , Roberta e Rudra che devono avere i mezzi economici e psicologici per affrontare una lotta per la giustizia che si profila dura, lunga e costosa.

Con affetto

(4 novembre 2007)

Flavia

nazcagaia@hotmail.com

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categoria:democrazia
giovedì, 01 novembre 2007

Ancora dal vernacoliere, troppo divertente, (fà schiantare dal ridere) sull'ultima trovata di papa Razzinghe:

Lo spregio di Papa Ràzzinghe

UN VESCOVO PISANO A LIVORNO !

La città si ribella: PIUTTOSTO SI DOVENTA MUSSURMANI!
Tumurti e barriate dappertutto
L'antefatto

Ottobre 2007: con un atto senza precedenti, Papa Benedetto XVI nomina un pisano vescovo di Livorno, dove il posto era vacante da dieci mesi e ben altre erano le candidature in gioco. Grande la sorpresa in tutti, specialmente per la notissima rivalità campanilistica fra la città dei Quattro Mori e quella della Torre pendente. E in tanti è forte anche l’impressione che il papa tedesco, frequente bersaglio della satira labronica, abbia così voluto sfottere a sua volta la città del Vernacoliere. Ed anche umiliarla, secondo altri, nella sua ex nomea di comunità rossa e mangiapreti. Poteva sottrarsi il Vernacoliere a tanta sfida? Poteva ignorare l’immediata attesa di tanti livornesi per un’adeguata nostra reazione? No di certo! Ed eccoci allora a satireggiare che…
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Le prime barriate l’hanno fatte a norde, propio dalla parte di Pisa. Che è propio di lì che ‘r due dicembre deve arrivà ‘r novo vescovo di Livorno. Ma mia un vescovo qualunque! Un vescovo pisano! Roba che a dillo pare tutta un’invenzione, così tanto per ride’! E ‘nvece è tutto vero, potessi morì, è roba da piange’!

Sicché dé, i livornesi l’aspettano a bracci aperti! E generosi come sempre! Sulle barriate ‘nfatti c’è di tutto: reti del letto arrugginite, materassi rotti, armadi vecchi, televisori sfatti, batterie scàrie, sòcere che rompano ‘ ‘oglioni… tutta la roba ‘nzomma che di solito finisce per la strada accanto a’ ‘assonetti, così ora ‘un ciavranno più da ammattì nemmeno li spazzini!

Eppoi i posti di brocco! Ce n’è digià una decina, co’ portuali di guardia belli grossi, e come vedano quarcuno che arriva di lassù, deve tirà fori un doumento! Se putaàso c’è scritto nato a Pisa, lo rimandano addietro a gollettoni!

E questo sortanto per la periferia! In città poi, c’è un’aria pesa da morì! Saracinesche abbassate, atobussi fermi, scole chiuse, l’impiegati der Comune già fori alle dieci di mattina ‘nvece dell’undici, l’impiegati della Provincia che restano tutti ar barre senza nemmeno rifà capolino nell’uffici, i cani che i su’ padroni li portano a caà dappertutto come sempre ma ora anche dipiù davanti ar vescovado…

E dappertutto cortei di gente ‘mbervita che si sgola a urlà “Pisamerda”, “Ràzzinghe t’attacchi ar tramme”, “A messa cor pisano ‘un ci si viene più”...

No, mia per nulla, ma uno spregio peggio ‘r papa ‘un ce lo poteva fa’! Te lo ‘mmagini i livornesi ‘n chiesa che s’inginocchiano davanti a un vescovo di Pisa?!

Piuttosto, a buoritto davanti a un aiatollà! Che lui è arabo, n’importassai se quando dice Allà ni rispondi ‘r budello di tu’ ma’! Che difatti c’è già un fottìo di gristiani che si vogliano sbattezzà per doventà propio mussurmani! No perché ni garbi dipiù Maometto di Gesù, ma l’importante è ‘un dalla vinta a quello spregioso di Ràzzinghe! Che già è antepatio di suo con quella ghigna propio a tedesco ‘ndigesto, che a sentillo ragionà con quell’accento ti par di ritornà ar tempo della guerra, eppoi ora s’è messo co’ pisani…    

Tanto parlano ammodino, anche loro!  C’è un sacco di mamme hanno già ritirato i su’ bimbi dar catechismo perapposta, hanno paura che ora nelo ‘mparino in pisano! Ir su’ padrenostro presempio fa’ «Padrenostro che sei ne’ celi, gaò, o guarda un popoìno se ci dai ‘r nostro pane cotidiano senza fallo rincarà troppo, arrigaò, e già che ci sei mettici anche un popò di mortatella, gaò e arrigaò un’artra vorta!…»

Però sai, nelle proteste religiose ‘un si mai dove si va a finì! Che difatti, colla scusa d’esse’ doventati mussurmani, c’è gente che rincorre le sore per tromballe! Che spavento, poverine! Speciarmente quelle affriane! Una sorina tutta nera presempio l’hanno rinchiusa ‘n un cantino, un troiaio s’è aperto i pantaloni e n’ha detto sorella guardi vì, lei cià guardato e è doventata bianca!

I preti poi, c’è chi rincorre anche loro per arzanni ‘r gonnellone! Lì però è perioloso! Se ‘ntoppi varche prete sviluppato bene, rischi di restacci male! Come ni dici che te rivòi l’ottopermille che n’hai dato colle tasse, è propio cor cazzo che te lo ridà!

E ‘nzomma la situazione è propio brutta, perfino la Madonna di Mon-tinero è ‘mpenzierita! Dice dé, se arriva i pisani mi mangiano ‘r Bimbino! E dettofatto è ascesa dar quadro e s’è rimpiattata cor bimbo nelle grotte, ‘un vole corre’ rischi!

Menomale però c’è ‘r Sindao ha detto ora ci penza lui, ha mandato un messaggio urgente ar papa! Che difatti ir Primo Cittadino s’è affacciato ar Municipio, e a tutta vella gente sotto che tumurtuava n’ha urlato «Carma, livornesi! A nome di tutta la nostra civilissima città ho scritto ar papa per dinni di ripenzacci! N’ho detto: Santità…»

E la folla in coro: «Ir budello di tu’ ma’!»


Mario Cardinali

postato da: tino2007 alle ore 17:13 | Permalink | commenti (6)
categoria:satira
giovedì, 01 novembre 2007

Riporto un bellissimo editoriale  di Mario Cardinali sul Vernacoliere di novembre. Tutti conosciamo questo giornale per la battuta perfida, cattiva, spesso rivolta ai nostri vicini pisani, o alle gerarchie ecclesiastiche, o alla stupidità in generale e al bigottismo imperante. Per i fumetti di budiulik, luana, Don Zauker il celebre prete trombatore,  e tantissimi altri personaggi livornesi schietti e dalla battuta colorita.  Il nostro linguaggio, il nostro "codice", riconoscibile dappertutto. Così come apro bocca inizio sempre col dè, oppure dèèèè, (qui cerco di trattenermi). Ah,  sul muro di un ponte a coteto ho trovato scritto: ..... ti amo a bestia.  Gergo giovanile livornese?

Qui Cardinali ha scritto un ottimo pezzo, che condivido in pieno. Potrei continuare con le domande,  a chiedermi perchè,  perchè continuare ad esportare la democrazia, la  pace, la libertà.  Ma domande ne ho anche troppe.  Mi mancano le risposte.

Dal Vernacoliere: http://www.vernacoliere.com/edicola/index.php

Senza peli sulla lingua

Uranio e pezzi di merda

Ve lo ricordate quel soldato che sul Vernacoliere del gennaio 2001 “scurreggiava” addosso a un generale che aveva detto che l’uranio delle bombe non faceva male, e nel ricoprirlo di merda radioattiva gli urlava «O senti se fa bono, vai!»?

Era infatti scoppiato anche in Italia, sulla fine del 2000, lo “scandalo” delle bombe all’uranio impoverito, col fortissimo sospetto che gli ordigni usati dagli eserciti Nato nei Balcani nel ’99 (ordigni micidiali ma di basso costo perché fatti con le scorie delle centrali nucleari) fossero all’origine dei tumori che avevano colpito un bel po’ di militari, anche italiani, nelle cosiddette “guerre umanitarie”.

Un sospetto che tuttavia le alte gerarchie continuavano a smentire o a mettere in gran dubbio, come si è tornati a volerne dubitare anche ora per bocca dello stesso ministro della difesa Parisi davanti alla commissione d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito. Il quale ministro ha parlato di 37 morti su 255 soldati italiani ammalati di tumore nelle guerre all’estero dal ’96 ad oggi, e senza nessuna prova del nesso con l’uranio incriminato. Con immediate accuse di argomentazione indecente e vergognosa da parte dell’Associazione delle vittime delle forze armate, intanto perché i morti e gli ammalati di tumore fra i nostri militari ci sono stati fin dalla guerra del Golfo nel ’91 e poi in Somalia nel ’93 e in Bosnia nel ’94, e inoltre perché i morti sono almeno una cinquantina. Che diventano addirittura 164 nelle cifre dell’Osservatorio militare, su ben 2536 militari colpiti da tumore.

E figuriamoci cos’hanno provocato quegli ordigni radioattivi alle popolazioni bombardate in quelle guerre, oltre alle stragi degli scoppi. Ma come non se ne parlava ieri, di quei disgraziati, così non se ne parla oggi.

Eppure a sentire l’ex ministro della giustizia Usa Ramsey Clark, nella prima guerra del Golfo nel ’91 gli americani spararono un milione circa fra proiettili, bombe e missili “speciali”, ricoprendo letteralmente l’Iraq di polvere d’uranio. Il che per l’Associazione Veterans for Constitutional Law causò la successiva morte per tumore di undicimila soldati a stelle e strisce. E mentre non si sa quanti siano i militari morti per uranio impoverito anche nella guerra irachena d’oggi, si continua a non dire alcunché sulle vittime civili, né di oggi né di ieri.

Tanto quelli sono pezzi di merda, poveri cenciosi che se non morivano per mano delle guerre umanitarie occidentali che gli portavano la democrazia erano destinati a crepare per le antidemocratiche vessazioni patrie, come anche per le fanatiche stragi fra etnie religiose avverse, kamikaze inclusi. 

E pezzi merda siamo anche noi in occidente, che per altri versi dobbiamo sentirci raccontare – ancora e ancora e ancora – l’eterna storia dell’umanità in pericolo di nuove guerre mondiali se intanto non si fanno le più limitate guerre locali. Guerre disastrose certo, e foriere esse sì di conflitti sempre più grandi, ma che intanto salvano magari la nostra democrazia, quando addirittura non la esportano in posti dove per portarcela bisogna far morire milioni di persone che della nostra democrazia non hanno mai sentito parlare.

E fanno anche tanto bene all’economia, quelle guerre locali. Specialmente all’economia di guerra, con fabbricanti d’armi sempre più arricchiti e sempre più di manica larga con i governanti che li fanno arricchire.

Te piglia per esempio Bush, che della lobby dei fabbricanti d’armi americani è ufficialmente massimo rappresentante, ed anche di quella del petrolio. Che te facci caso: appena Bush accenna a nuovi possibili conflitti, come ora con l’Iran, subito le quotazioni dell’oro nero vanno sempre più alle stelle. E subito i petrolieri realizzano sempre più immensi profitti senza fare nulla.

Oddio, qualcosa fanno. Pagano e fanno eleggere chi le guerre le deve minacciare, oltre che fare. E non sono i soli a finanziare così la democrazia.

Mario Cardinali

 

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categoria:democrazia
sabato, 27 ottobre 2007

Dopo una lunga requisitoria le richieste del pm a Genova. Pene variabili fra sei e sedici anni. La madre di Giuliani: "Quei ragazzi sono capri espiatori"

G8, la procura chiede 225 anni per 25 no global. Il pm: "Fu devastazione e saccheggio"

GENOVA - Duecentoventicinque anni di prigione ai venticinque no global che parteciparono alle distruzioni e ai saccheggi di Genova durante i G8 di sei anni fa. La Procura del capoluogo ligure usa la mano pesante: è una richiesta che evoca le requisitorie dei maxi processi per mafia quella pronunciata nelle ultime otto udienze dai due pm genovesi Andrea Canciani e Anna Canepa. Da 6 a 16 anni di reclusione hanno chiesto i magistrati per ognuno degli inquisiti: "Dobbiamo avere il coraggio di chiamare quei fatti con il loro nome: devastazione e saccheggio", ha detto il pm Canciani. "Al tribunale chiediamo quindi pene severe". (da:www.repubblica.it del 23 ottobre 2007)

Sono rimasto sconvolto dalle affermazioni del pm e dalle immagini e commenti dei telegiornali che parlano solo di saccheggio non ricordandosi del massacro alla scuola Diaz, ad opera delle forze dell'ordine su centinaia di persone inermi. Che pene dovrebbero infliggere a chi ha istigato, pianificato, programmato, ordinato, compiuto questo massacro ? Quanti anni di galera dovrebbero dare a chi sapeva e ha taciuto o a coperto le prove? E ai ministri che sapevano, ai capi della polizia, ai questori, ai commissari, a tutti quelli che hanno colpito a mangannellate, a calci pugni, che hanno ummiliato, offeso, ragazzi e ragazze fermi, immobili? E a tutti quelli che in quella scuola, hanno rotto i polsi, spezzato gambe costole, così per dare una lezione, per umiliare? E queste persone, i tutori dell'ordine, che hanno ricevuto la gratitudine, al stima  del governo di allora, penseranno ancora di aver agito bene, di aver difeso e mantenuto la giustizia in questa maniera orrenda?  Chi ha ordinato, avvallato questo massacro  dovè ora? Io non c'ero, ma più leggo e rileggo, più aumenta la rabbia.

postato da: tino2007 alle ore 09:38 | Permalink | commenti (11)
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martedì, 23 ottobre 2007
Domanda facile: c'è ancora la censura in Italia?
Da: http://italy2.peacelink.org/index.html  L'Associazione PeaceLink, la rivista Casablanca e il portale Censurati.it esprimono la loro solidarietà alla rivista "Il Mucchio Selvaggio", storica rivista musicale e di cronaca sociale italiana che poche settimane fa ha raggiunto i 30 anni di pubblicazione, al centro in questi giorni dell'ennesimo atto di censura. Il pm di Trani ha infatti deciso di far ritirare dal commercio tutte le copie della rivista per "offesa alla religione" in quanto ritrae in copertina Ratzinger e Veltroni. La redazione del "Mucchio" ritiene invece l'atto un vero e proprio attacco alla propria libertà di espressione, sancita dall'articolo 21 della Costituzione Italiana e spesso disatteso. Il messaggio che voleva trasmettere era la denuncia della forte ipoteca vaticana e clericale sulla nascita del Partito Democratico, idea sulla quale si può essere in disaccordo ma che comunque non può essere, in alcun modo, un reato penale. Non è la prima volta che "Il Mucchio Selvaggio" subisce una censura. L'anno scorso il distributore nazionale si è rifiutato di spedire un numero della rivista per la satira politica presente, anche quella volta, in copertina.

"Il Mucchio Selvaggio" è una rivista importante nel panorama musicale indipendente italiano, che in questi anni si è ampliata al cinema, a Internet e alla cronaca. La sua satira e preparazione culturale sono importante punto di riferimento e di informazione nel panorama editoriale italiano. Sulle sue pagine vengono spesso ospitati anche articoli di Riccardo Orioles, primo presidente di PeaceLink e direttore della rivista Casablanca. Riteniamo l'atto del pm di Trani un attacco gravissimo contro la libertà di stampa. Auspichiamo quindi il ritiro del provvedimento e che il futuro non riservi nuovi atti del genere, oltre alla solidarietà di tutti coloro che hanno a cuore nel nostro Paese la libertà dell'editoria(già soffocata da monopoli e lobbies vari) alla redazione de "Il Mucchio Selvaggio"

Non si toccano i due pastori. Storia di ordinaria censura italica
A Trani ritirate tutte le copie della rivista per "oltraggio alla religione"
16 ottobre 2007 - Alessio Di Florio

La copertina censurata dal pretore La copertina che si è salvata in primavera

 

 

 

 

 

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